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Le terme, Pompei


Le Terme di Pompei sono almeno tre: quelle del Foro, le più grandi e prestigiose, le Terme suburbane, le più nuove e recenti, quelle Stabiane, le più antiche.
Si tratta del luogo del divertimento più amato e frequentato nelle città romane, frequentato quotidianamente da molti abitanti che vi si recavano per motivi igienici, per ritemprarsi, per incontrare amici, per fare affari, per corteggiare e farsi corteggiare.
Le terme di Pompei sono terme pubbliche, cioè aperte a pagamento per chi ne volesse usufruire; ma le ville romane private più grandi e prestigiose sono dotate di terme private, cosa che indica il massimo lusso.

                                               LE TERME DEL FORO (scavi 1823-1824)

Quelle più visitate, sono divise in una parte maschile e in una femminile. 
Le terme maschili hanno tre entrate distinte: una lungo via delle Terme, che immette direttamente nello spogliatoio, una lungo via del Foro, dalla quale provengono oltre cinquecento lucerne, conservate al museo archeologico nazionale di Napoli, che servivano ad illuminare gli ambienti, in quanto questi erano frequentati per lo più nelle ore serali, ed un'altra, anch'esso, lungo via della Terme; gli ultimi due ingressi danno su un cortile, che non fungeva da palestra e che in epoca moderna è stato utilizzato per diversi anni come ristorante per i turisti, porticato su lati: lungo il lato nord ed ovest le colonne sono in stile dorico, mentre lungo il lato est sono presenti archi in tufo poggianti su pilastri in laterizio; nel corridoio lungo il lato nord si apre inoltre un œcus. Sulla Via delle Terme si apre anche l’unica entrata alle terme femminili.
Le entrate da Via del Foro e dal Vicolo delle Terme immettono in un cortile non troppo ampio con porticato sui lati nord, est e ovest. Le estremità settentrionale e occidentale del portico presentano colonne doriche di tufo stuccate. Quella orientale, invece, al posto delle colonne ha una serie di arcate in conci di tufo su pilastri in laterizio.
Nello spogliatoio (apodyterium) vi è una serie di armadietti di legno fissati ai muri con chiodi, dove si riponevano gli indumenti, di cui ancora oggi possiamo vedere i fori su cui erano infissi i sostegni. Su ogni armadietto era dipinta una scena erotica molto esplicita, anche con episodi di amori omosessuali sia maschili che femminili (cosa questa molto rara in ambiente romano). Il pavimento, in mosaico a tessere irregolari bianche circondato da una fascia nera, presenta sui lati panche in muratura.
Sul lato nord dell’apodyterium c’è un piccolo vano buio; sul lato sud, il frigidarium, un vano a cupola rotonda dove, al centro, c’è una grande vasca in cui fare il primo bagno in acqua fredda: la decorazione delle pareti è di colore rosso e azzurro.
A occidente, si ritorna nel tepidarium, vano rettangolare con volta a botte privo di riscaldamento interno. La stanza era riscaldata con il sistema dei bracieri, di cui se ne può osservare uno sul lato sud. Alla decorazione del tepidarium appartengono le nicchie alle pareti affiancate da raffigurazione di alcuni nudi, altri vestiti con pelli di animali.
Attraverso un passaggio a occidente si accede nell’ultimo vano delle terme maschili, il caldarium. La stanza è ben conservata. Le pareti  sono con fondo giallo oro. È l’unico vano delle terme maschili a possedere un impianto di riscaldamento interno: il calore era procurato dal riscaldamento di vapori che giravano in intercapedini sotto il pavimento e sulle pareti. Vi è nel lato nord una vasca in marmo, mentre nella parte sud, con parete absidata, il labrum, sul cui bordo, sono incisi in bronzo i nomi dei donatori e il costo: Cn.Melissæo Cn.f.Apro, M.Staio M.f.Rufo Ilviris iterum iure dicundo labrum ex decreto decurionutn ex pequnia publica faciundum coerarunt Constat HS DCCL.   
L'ambiente è dotato inoltre di hypocaustum e concameratio; le decorazioni parietali sono in giallo cadenzate da pilastri e fregio in viola, la volta invece, ancora intatta, presenta scanalatura per convogliare l'acqua dei vapore. Lungo il lato nord, infine, vi è l’alveus, la vasca per il bagno caldo che poteva ospitare fino a dieci persone contemporaneamente.

LE TERME STABIANE (scavi 1853-1858)
Sono bagni termali che prendono il nome dalla Via Stabiana che corre accanto. In esse i Romani non solo prendevano i bagni, ma si discuteva di politica, di processi, di battaglie, di donne, di gladiatori e di teatro: erano il salotto cittadino nel quale si commentavano i fatti del giorno. Queste terme sono le più antiche di tutta Pompei, in quanto il nucleo originario risale all'età sannitica (IV secolo a.C.), costituito dalla palestra porticata collocata nel cortile, da celle con bagni singoli e da un pozzo quadrangolare (forse il più antico della città), molto profondo, da cui l’acqua era attinta per mezzo di una ruota idraulica azionata a mano da uno schiavo. L’acqua veniva raccolta, poi, in un serbatoio e successivamente incanalata nelle vasche e nelle caldaie delle Terme. Sul lato ovest della palestra vi è una grande piscina separata dalla palestra attraverso un piccolo muro. La natatio è affiancata da due ambienti, dove, come si usava anche tra gli Etruschi, la gente si spogliava e si lavava con acqua raccolta in bacini per non sporcare la piscina. Questi due vani sono decorati con stucchi eseguiti dopo il terremoto del 62 d.C., quando si sviluppò l’ultima fase edilizia di Pompei, e sopra la volta d’ingresso ai due ambienti è raffigurato Giove seduto in trono con lo scettro e un’aquila poggiata su un pilastrino. Nell'ingresso e nella palestra si conservano raffinate decorazioni in stucco policromo, di poco anteriori all'eruzione del 79, con soggetti figurati e mitologici di quarto stile: fatto di calce e calcite, lo stucco resisteva all'umidità. L’impianto termale vero e proprio era diviso nel settore maschile e in quello femminile, assolutamente non comunicanti e separati da un praefurnium formato da tre caldaie. Il settore maschile occupa tutto il lato sud delle terme e vi si accedeva attraverso una porta sul lato sud-est del portico. Dopo l’ingresso vi era un vano coperto da volta a botte finemente stuccata, alla destra del quale si aprivano delle piccole stanze che in origine dovevano avere un’uscita, poi murata, su Via dell’Abbondanza. Il settore femminile è più piccolo come dimensioni rispetto a quello maschile e non absidato. Tra il settore femminile e l’uscita di Via del Lupanare si hanno dei piccoli ambienti, alcuni dei quali sotterranei, che svolgevano la funzione di servizio o erano gli ambienti ristretti dell’impianto primitivo. I clienti potevano spogliarsi nell’apodyterium (spogliatoio) e lasciare gli abiti in apposite nicchie situate alle pareti. Il frigidarium aveva una forma circolare e una volta a cupola dipinta di blu che mimava un cielo stellato. Le pareti erano affrescate con scene di giardini verdeggianti. Al centro del vano era allocata una vasca dove l’acqua cadeva da un'altra fontana più in alto, posta in una nicchia sulla parete. Si pensa che in età sillana ci fosse un laconicum per i bagni d’aria calda prodotta dalla presenza di bracieri. Il primo ambiente che s’incontrava era l’apodyterium cui in origine si accedeva solo attraverso due stretti corridoi che collegavano le terme con Via del Lupanare e Via Stabiana. L’apodyterium è l’ambiente meglio conservato di tutto il settore femminile con un’elegante e semplice decorazione parietale. Il calidarium aveva un bacino di marmo, detto labrum, ritrovato in ottimo stato di conservazione. Qui l’aria calda arrivava attraverso un piccolo spazio su cui vi è un semi cilindro di bronzo il cui piano base è più basso, anche se di poco, di quello del bacino.

A cura di Mariagrazia Basile e Sara Gaglio

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Le Tabernae e il Thermopolium, Pompei

LA TABERNA La taberna era una sorta di ristorante o trattoria, tipicamente dotata di una sola stanza con volta a botte. La taberna nacque inizialmente come deposito ed era, in genere, la bottega degli artigiani, aperta verso la strada; si passò poi alle tabernæ vinarie e a quelle che si specializzarono nella consumazione del vino e del pasto. Quel che contava nella taberna era conservare la merce pronta per la vendita e sostenerla durante l'atto dell'acquisto. Si dava al cliente la possibilità di scegliere con calma le merci. Le tabernæ sono documentate archeologicamente per la presenza di insegne, di buona fattura, inserite nella facciata delle insulæ che segnalavano la presenza del venditore. In definitiva, le tabernæ avevano un bancone di pietra, con cinque o sei contenitori murati, rivolti verso la strada; accanto al banco vi era un fornello con una casseruola piena di acqua calda; nel retro c'erano la cucina e le sale per la consumazione. Avevano una finestr...

La Villa dei Misteri, Pompei

La stanza del grande dipinto, in origine certo un  œcus , fu adattata in seguito a triclinio in stretta dipendenza con la contigua alcova nuziale. L'ambiente, di m 9 × 6, è circondato su due lati da portici: su quello O si apre una porta alta m 2,95 che costituisce l'accesso principale alla stanza; su quello meridionale una grande finestra; all'angolo NO una piccola e bassa porta mette in comunicazione con l'attiguo cubicolo a doppia alcova. La decorazione della stanza è di due tipi, architettonica e figurata. Su un podio alto m 1,06 che imita fasce di marmo verde, giallo e nero, corre una cornice verde chiaro in forte aggetto; sulla cornice si levano i riquadri, separati da lesene, alti m 1,62 e sormontati da un fastoso fregio dipinto con larga fascia a meandro; il fregio è alto m 0,63. Le 29 figure che compongono le dieci scene del dipinto (quelle stanti sono alte da m 1,41 a m 1,55) agiscono sul podio contro le pareti del fondo dipinte di rosso cinabro e riquadrate...

La Villa dei Misteri in English, Pompei

The "Villa dei misteri" takes its name from the magnificent mural that occupies the walls of one of the rooms inside the villa. It dates back to the first half of the second century b.C and it's located outside the "Porta Ercolanese" at about 400 metres North of the same door. The mural is well preserved; it's divided in 10 episodes representing two themes: the initation to mysteries of Dionysus and the initation rituals which precede the wedding ceremony of a young lady