A partire dallo scorso anno, la mia classe ha preso parte al Progetto Archeologia, una
sperimentazione metodologica che riguarda la disciplina Geostoria.
A settembre, dopo aver fatto un excursus generale sulla comparsa dell’uomo sulla
terra e aver perfezionato le definizioni di alcuni termini (quali clan, tribù, chefferis,
villaggi e città-stato), ci siamo organizzati in quattro gruppi per realizzare focus
prima sul continente africano e, successivamente, su quello asiatico.
Ogni gruppo si è, quindi, occupato di una parte specifica dell’Africa e dell’Asia
(abbiamo approfondito, in particolare, le civiltà egizie, mesopotamiche, sud-
africane, dell’Indo e le dinastie cinesi da quella Xia a quella Sui); abbiamo cercato,
tramite diverse fonti, le caratteristiche principali del territorio assegnato e delle
civiltà che vi abitavano.
Una volta raccolte le varie informazioni, con l’ausilio di alcune tabelle forniteci dalla
professoressa, le civiltà sono state osservate sotto i vari aspetti (politico,
economico, culturale e sociale).
Il nuovo metodo proposto per lo studio del continente africano, che non prevedeva
l’uso del libro di testo come unica fonte, inizialmente ci ha un po’ spaesati; ma
raccogliere le informazioni che ci servivano da altre fonti - sul web, nelle
enciclopedie o in alcuni libri specifici - è stato ancora più appassionante.
La suddivisione in gruppi, inoltre, ha comportato alcune discrepanze causate dal
fatto che per alcune civiltà, come ad esempio quella egizia, il materiale trovato era
abbondante, mentre per altre, come per quelle parti dell’Africa “meno conosciute”,
si ritrovava poco e niente. Per lo studio del continente asiatico, la professoressa ci
ha, quindi, fornito le tabelle che ci hanno aiutato ad organizzare meglio il lavoro e a
trovare i “punti chiave” per la prosecuzione dell’opera.
Quest’anno, dopo aver sviluppato, con la stessa tipologia, lo studio dell’Europa,
dell’America e dell’Oceania, ci siamo concentrati sull’approfondimento delle civiltà
greche e romane.
A dicembre abbiamo iniziato con la Grecia, questa volta però con l’utilizzo del libro
di testo. Tornare a questa metodologia non è stato molto semplice, anche a causa
della “grandezza” di questa civiltà; tornati dalle vacanze di Natale, infatti, siamo stati
tutti molto contenti di continuare a studiare Roma con il metodo sperimentale.
Per “completare in bellezza” il progetto, la professoressa ha deciso di portarci dal
vivo su alcuni siti già oggetto di studio e, per l’occasione, abbiamo cercato di
conoscere tutto il possibile sulle città romane di Pompei, Ercolano ed Oplontis.
La classe è stata, quindi, nuovamente divisa in gruppi e ognuno di noi aveva il
compito di focalizzare le ricerche su una parte di queste città.
La maggior parte della classe è stata impegnata con Pompei, la più vasta delle città
esaminate, ma nonostante gli approfondimenti, a causa della grandezza del
territorio, giunti sui luoghi abbiamo potuto visitarne solo una parte: in particolare, ci
siamo soffermati sui monumenti “principali”, quali le Terme, il Foro, le Taberne, il
Teatro e alcune case caratteristiche.
Il compito a me assegnato riguardava Oplontis, l’attuale Torre Annunziata, con
l’unico monumento ad oggi visitabile che è la meravigliosa Villa di Poppea, ricca di
elementi che negli anni hanno consentito agli archeoogi di recuperare informazioni
preziose sulla antica civiltà romana.
La visita sui luoghi si è svolta dal 06 al 10 maggio.
Giunti negli scavi, ognuno di noi ha fatto da “Cicerone” ai compagni e alle docenti,
spiegando, in italiano e in lingua inglese, gli aspetti principali e l’utilizzo delle aree
assegnateci.
È stata un’esperienza unica e particolare, che ci ha permesso di visitare ciò che fino
al quel momento avevamo visto soltanto in foto o nei libri, ma soprattutto di
metterci alla prova e di “immedesimarci” nella vita degli antichi Romani.
Il progetto si concluderà con un’ultima interrogazione sulla storia di Roma.
Alla fine di questo percorso penso che sia necessario riflettere sul nuovo approccio
allo studio, perchè è stato inizialmente difficile ma man mano sempre più
affascinante utilizzare un metodo differente, che ci ha permesso di sviluppare un
senso critico personale, di imparare a studiare testi archeologici inizialmente
incomprensibili e di riuscire a fare proprio ciò che si è studiato, dato che, dopo tante
ricerche, siti scartati, approfondimenti su cose che neanche pensavi esistessero, il
risultato è come se facesse, in qualche modo, “parte di te”.
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